Già nel 1938 Rudolf Borchardt, classe 1877, prussiano residente in Italia, che ha tradotto in tedesco da Omero alla Divina commedia passando per molti altri classici, preparava quello che sarebbe stato il suo libro postumo,
Il giardiniere appassionato, pubblicato solo nel 1951 (e nel 2003 da Adelphi). In quel testo meraviglioso dedicava una scheda alla
Diascia barberae, perenne di origine sudafricana, di cui tesseva le lodi come «pianta fra le più adatte a crescere sulle rocce». E aggiungeva: «Seminare come le bocche di leone, anche sui muri».
La Diascia è una pianta di nicchia, che ancora oggi gli inglesi spacciano come novità , nonostante da più di trent'anni ve ne siano in commercio molti ibridi. La fama, quando si tratta di fiori, a volte viaggia a velocità zero. Nel 1983 Olive Mary Hilliard e Brian Laurence Burtt, celebre coppia botanica sudafricana, hanno messo in ordine alfabetico le decine e decine di varianti (circa 70) della Diascia che crescevano in montagna o lungo i fiumi del loro Paese, e, come conseguenza, il Giardino botanico di Edimburgo ha creato la prima collezione completa della nostra affascinante, coloratìssima pianta da fiore che, detto per inciso, appartiene alla famiglia dette Scrophulariaceae come la Buddleja e la Calceolaria
La Diascia si trova dai nostri vivaisti già in piccoli vasetti, pronta per creare bordure o per riempire vasi e cestini sospesi, o nella produzione di semi in bustina dì Thompson & Morgan o La Semeria (
www.lasemeria.it). Dunque, basta familiarizzarsi con il suo nome, e il gioco è fatto. Avremo macchie di colore dal giallo all'arancio, dal bianco al violetto su foglie verdi brillanti, da maggio a ottobre, se avremo l'accortezza di tagliare i fiori secchi e di coltivarla in un terreno sciolto con sabbia di fiume. Lo stesso che apprezzano le bocche di leone, come ci diceva il vecchio e colto Borchardt.